Gomma e Pneumatici Fuori Uso

"Cresce del 6% la raccolta degli PFU, l'88% proviene dalla gestione consortile"


Secondo le ultime statistiche elaborate da ETRMA, nel 2015, gli Pneumatici Fuori Uso (PFU) generati in Europa sono pari a 3,9 Mt, di cui circa il 58% proveniente da 5 Paesi: Germania, Regno Unito, Francia, Italia e Spagna. Degli PFU generati, 2,9 Mt sono stati avviati a recupero (di materia ed energetico); 678 kt sono state destinate a riuso/ricostruzione/esportazione e 301 kt sono state smaltite.
Secondo le elaborazioni effettuate dalla "Direzione generale per i rifiuti e l'inquinamento" del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, sulla base delle comunicazioni inviate dai produttori e dagli importatori degli pneumatici, nel 2016 gli pneumatici nuovi immessi sul mercato del ricambio in Italia hanno riguardato 399.274 t (+8% rispetto al 2015), mentre il quantitativo degli Pneumatici Fuori Uso raccolti e gestiti nel rispetto della normativa vigente risulta pari a 354.904 t (+6% rispetto al 2015). Di questi, 313.239 t (88% del totale) hanno riguardato la gestione consortile, con un decremento, in termini di quantitativi assoluti dell'1% rispetto al 2015. Il restante 12% (41.665 t) degli PFU è imputabile alla gestione indipendente che ha registrato un aumento di 24.824 t, più che raddoppiando le quantità gestite nell'anno precedente.
Secondo le statistiche rese disponibili da ISPRA, nel 2015 sono state esportate all'estero circa 114.398 t di PFU e materiali derivati sottoforma di semilavorati, di cui 56.718 t sono state recuperate come materia (50% del totale esportato), 56.170 t sono state recuperate sotto forma di energia (49%) e una parte residuale, 1.510 t, è stata sottoposta a operazioni di smaltimento. Nel 2016, gli PFU avviati a recupero dai 3 principali Consorzi di gestione degli PFU (ECOPNEUS, ECOTYRE e GREENTIRE), che da soli gestiscono oltre il 90% degli PFU complessivamente gestiti in Italia, sono stati pari a 308.456 t, con un decremento del 2% rispetto all'anno precedente. Dal trattamento di questi PFU, il 44% (135.304 t) dei materiali separati è stato avviato a recupero di materia e il 56% (173.304 t) a recupero di energia come combustibili, prevalentemente in impianti di produzione del cemento. In termini assoluti, le quantità avviate a recupero energetico subiscono un incremento rispetto all'anno precedente dell'1%, mentre la quota avviata a recupero di materia subisce un calo del 4% rispetto al 2015. Delle 135.304 t di materie prime recuperate dagli PFU, 102.540 t sono rappresentate da gomma in forma di granuli e polverini (75,8%), 32.380 t da acciaio (23,9%) e 384 t da frazione tessile (0,3%). I principali mercati di sbocco dei granuli e dei polverini di polimero di gomma riguardano i campi da calcio in erba sintetica, le pavimentazioni sportive, i manufatti, gli isolanti acustici.
Si noti, tuttavia, che questa modalità di contabilizzazione del recupero degli PFU riferita alla destinazione finale dei materiali derivati dal trattamento, comunemente denominata "recupero al cancello", non tiene in considerazione il fatto che, in determinate condizioni operative, dall'utilizzo degli PFU come combustibili derivati per la produzione di energia, le ceneri della combustione e l'acciaio possono essere considerati come recupero di materia in quanto rimangono inglobate nel prodotto finito (ad es. il cemento) in sostituzione di altri materiali. Adottando una metodologia di contabilità di recupero effettivo che consideri anche questi quantitativi, si otterrebbero, pertanto, valori più alti di quelli riportati in tabella.
L'anno 2011 ha segnato una svolta nel settore della gestione degli PFU, grazie alla pubblicazione del DM 11 aprile 2011 n. 82 che regolamenta in Italia l'applicazione del principio europeo di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per la gestione degli PFU, dando luogo ad una concreta crescita ed evoluzione del comparto. Lo stesso Decreto ha fissato l'obiettivo annuale di raccolta e gestione in capo ai produttori e importatori, pari al 90% dell'immesso al consumo nell'anno precedente (al netto dell'export). Il settore degli pneumatici nuovi immessi sul mercato, presenta delle criticità, tra le quali quella del mancato pagamento del contributo ambientale per una percentuale significativa di pneumatici immessi al consumo in Italia, ad esempio tramite le vendite on line B2B, nonché le vendite "in nero" di pneumatici importati illegalmente. A causa di questi aspetti, le società di gestione degli PFU si trovano a dover gestire quantitativi extra-target di PFU senza la dovuta copertura economica garantita dai contributi ambientali, per non creare disagi al settore del ricambio. Risulta pertanto auspicabile, da parte delle istituzioni, una lotta efficace alle vendite in nero e la definizione di una regolamentazione efficace delle vendite di pneumatici on-line. Un ulteriore elemento di criticità potrebbe essere costituito dai mancati controlli sulle dichiarazioni dei produttori e degli importatori in merito alla metodica di conversione del numero di pneumatici immessi sul mercato in tonnellate di PFU da raccogliere, in quanto potrebbe causare una errata valutazione degli obiettivi di raccolta come previsto dal DM 82/2011, ed eventualmente determinare un eccesso di PFU da gestire rispetto agli obiettivi effettivi. Altro elemento, come più volte segnalato da UNIRIGOM (l'Associazione degli operatori di recuero degli PFU aderente a UNICIRCULAR), è la ridotta domanda di mercato per prodotti riciclati da PFU, e in particolare i granuli e i polverini di polimero di gomma, rispetto all'effettivo potenziale di recupero. In questo senso, il decreto EoW attualmente in fase conclusiva dell'iter di approvazione, potrà certamente favorire un aumento della domanda di mercato anche in relazione agli obblighi normativi in relazione al Green Public Procurement. Inoltre, per aumentare i quantitativi impiegati in utilizzi innovativi o di sostituzione di materie prime vergini sarebbe necessario che tutte le imprese che riciclano la gomma degli PFU impostassero un lavoro di sperimentazione e certificazione dei loro prodotti.


‘PFU zero' sulle coste italiane: a Trani raccolti oltre 50 PFU

L'associazione Marevivo e il Consorzio EcoTyre sono intervenuti a Trani con PFU Zero sulle coste italiane, un progetto di raccolta straordinaria di pneumatici fuori uso (PFU) abbandonati, con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e di Federparchi-Europarc Italia e in collaborazione con la Guardia Costiera. All'evento hanno partecipato Amedeo Bottaro, Sindaco della Città di Trani, Sergio Castellano, Comandante della Capitaneria di Porto di Barletta, Giuseppe D'Innella, Presidente della sezione di Trani della Lega Navale, l'Ammiraglio Giuseppe Meli, Direzione Marittima Guardia Costiera di Bari, Carmen Parisio di Penta, Direttore Generale Marevivo, ed Enrico Ambrogio, Presidente EcoTyre. Hanno inoltre collaborato l'Associazione Nazionale della Polizia di Stato e il Dirigente scolastico della scuola media di Trani.
I subacquei dei diving locali, in collaborazione con la Lega Navale, hanno raccolto nei fondali del Porto di Trani più di 50 gomme giunte a fine vita. Gli PFU saranno poi condotti dai mezzi del Consorzio EcoTyre agli impianti di trattamento per essere correttamente gestiti. Sono, infatti, una tipologia di rifiuto cosiddetta ‘permanente': se lasciata in natura e in mare, necessita di centinaia di anni per degradarsi completamente. Se gestita in modo corretto, invece, è riciclabile al 100%: la maggior parte viene triturata generando il cosiddetto "granulato di gomma", un materiale di riciclo riutilizzabile per diversi usi come i fondi stradali e le superfici sportive, per l'isolamento o per l'arredo urbano.
Questa iniziativa rientra in PFU ZERO, il progetto di EcoTyre, patrocinato dal Ministero dell'Ambiente, che ha l'obiettivo di creare e avere a disposizione una mappatura di depositi abbandonati di PFU segnalati da enti locali, associazioni e cittadini. Le raccolte straordinarie eseguite da EcoTyre sono svolte in modalità totalmente gratuita e senza alcun costo per le Amministrazioni locali. È possibile segnalare un deposito abbandonato di PFU, collegandosi al sito internet dedicato (www.pfuzero.ecotyre.it): EcoTyre valuta ogni segnalazione, coordinandosi con gli enti locali per gli interventi di raccolta.
Dopo Messina e Trani, il viaggio di PFU Zero sulle coste italiane è continuato a Marina di Ravenna in Emilia Romagna, Porto Venere in Liguria, Gaeta nel Lazio e Asinara in Sardegna.


Conclusa ad Asinara l'iniziativa ‘PFU Zero sulle coste italiane'

Si è conclusa anche ad Asinara l'iniziativa ‘PFU Zero sulle coste italiane', il progetto di raccolta straordinaria di pneumatici fuori uso (PFU) abbandonati sulle coste italiane che fa capo a EcoTyre.
In cinque anni, sono stati effettuati 40 interventi per rimuovere gli pneumatici fuori uso (PFU) dai fondali e dai litorali delle isole minori e delle coste italiane. Sono oltre 8.500 le gomme portate a riva dai sub e finalmente avviate al recupero dopo essere state sommerse per anni: un gesto concreto per ripulire i nostri mari. Era abitudine comune, infatti, utilizzare i copertoni come parabordi su barche e moli per poi gettarli in mare, dopo anni di incuria e usura.
Il progetto PFU Zero ha avuto nei primi anni un focus specifico sulle isole minori perché queste perle dei mari italiani, oltre alle gomme abbandonate in acqua, vivono quotidianamente un problema logistico per il trasferimento dei rifiuti sul continente. EcoTyre e Marevivo hanno, alla luce di questo, firmato dei protocolli di intesa con i comuni di Lampedusa, Pantelleria e Ustica che consentono il ritiro regolare degli pneumatici presso i gommisti delle isole e il trasporto a impianti di recupero. Perché poi è questo il percorso corretto degli PFU: dopo il cambio gomme le officine possono richiedere il ritiro gratuito a consorzi specializzati, come EcoTyre, che ne garantiscono il trattamento e il completo recupero. Un passaggio semplice sulla terraferma ma più complicato quando tra il gommista e l'impianto c'è un tratto di mare.


Attività di sensibilizzazione

Uno degli obiettivi principali del progetto è l'attività di sensibilizzazione e di informazione alla cittadinanza, al centro del lavoro di EcoTyre e Marevivo. Grazie a Gummy, la mascotte dell'iniziativa, sono stati coinvolti negli anni migliaia di ragazzi a cui, attraverso il gioco, è stata spiegata come funziona la corretta filiera di gestione degli PFU e quanto sia importante la salvaguardia del mare e dei suoi abitanti.
"Cinque anni fa, quando a Sestriere abbiamo iniziato il progetto PFU Zero - spiega Enrico Ambrogio, Presidente del Consorzio EcoTyre - credo che abbiamo avuto una buona intuizione. La strada che abbiamo percorso ci ha portato dalle Alpi alle isole minori e in giro per le coste Italiane, individuando e intervenendo su decine di depositi di PFU abbandonati.
"Abbiamo raggiunto - commenta Carmen Di Penta, Direttore Generale di Marevivo - con questa edizione di PFU Zero sulle coste italiane una serie di importanti obiettivi come il coinvolgimento sempre più attivo delle Istituzioni locali e delle Capitanerie di Porto di tutta Italia. Grazie, inoltre, ai protocolli di intesa siglati con alcune isole minori, abbiamo attivato canali preferenziali di raccolta e gestione degli PFU in difesa del mare. Alla quinta edizione di questo progetto abbiamo potuto constatare, con orgoglio, che ci sono sempre meno PFU abbandonati in mare, come il caso di Marina di Ravenna, a testimonianza di come questa operazione di recupero funzioni e aiuti a sensibilizzare sul problema dei rifiuti".


EcoTyre aderisce a Kyoto Club
Sottoscrivendo l’impegno a realizzare obiettivi condivisi come quello di promuovere la sostenibilità ambientale attraverso la creazione di un’economia circolare e la sensibilizzazione di cittadini e consumatori.
Kyoto Club è un'organizzazione non profit nata nel febbraio del 1999 con lo scopo di mettere in campo attività volte al rispetto degli impegni assunti dall’Italia, in termini di riduzione delle emissioni inquinanti, con il Protocollo di Kyoto, con le decisioni a livello UE e con l'Accordo di Parigi del dicembre 2015. Kyoto Club promuove iniziative di sensibilizzazione, informazione e formazione nei campi dell'efficienza energetica, dell'utilizzo delle rinnovabili, della riduzione e corretta gestione dei rifiuti e della mobilità sostenibile, in favore della bioeconomia, l'economia verde e circolare.
In qualità di interlocutore di decisori pubblici, nazionali, europei e della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, Kyoto Club si impegna, inoltre, a stimolare proposte e politiche di intervento mirate e incisive nel settore energetico-ambientale.
Per noi è fondamentale collaborare con realtà come Kyoto Club. Siamo, infatti, tra i soci fondatori della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e del Consiglio Nazionale della Green Economy, che portano avanti un processo di elaborazione partecipata su settori strategici per lo sviluppo della green economy con iniziative pubbliche di consultazione e attività di interlocuzione istituzionale che culminano ogni anno negli Stati Generali della Green Economy. Non solo, nell’ambito del nostro progetto PFU Zero, lavoriamo in sinergia, a livello nazionale, con Legambiente e Marevivo. A livello internazionale, siamo partner della campagna Let’s Clean Up Europe, il più importante evento europeo di raccolta di rifiuti abbandonati nell’ambiente”.

 

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