L'ex stabilimento destinato all'imbottigliamento dell'acqua minerale Tavina, situato a Salò (BS) su un'area di circa 40.000 metri quadrati, è stato completamente demolito per lasciare spazio a un ambizioso progetto di riqualificazione. I lavori, affidati alla Società Italiana Demolizioni (SID) di Brescia, sono stati eseguiti con precisione e nel rispetto delle tempistiche concordate, preparando così il terreno per la realizzazione di un nuovissimo resort di lusso
Si narra che tra le colline che abbracciano a Sud il golfo di Salò, tra lo scorrere dei ruscelli e sorgenti d'acqua, abitassero driadi e ninfe, divinità legate alle acque e alla natura. Tra queste la più bella era Tavine, ninfa dai capelli verdi e dal petto argenteo, corteggiata perfino da Benàco, dio del Lago di Garda. Ma gli occhi di Tavine brillavano solo per Cisso, pastore del posto, che il dio, mosso dall'ira uccise. Tanta fu la disperazione di Tavine che gli dei si impietosirono e la convertirono in un elegante salice. Cisso, a sua volta, venne trasformato in un verde ramo d'edera che subito si avvinghiò al giovane albero. Da quel momento Tavine e il suo amore vivono legati l'uno all'altra.
Oggi, dove questa leggenda vive, l'acqua continua ad essere protagonista e ad intrecciarsi con una nuova storia di trasformazione e rinascita. Infatti, laddove sorgeva la struttura destinata all'imbottigliamento dell'acqua Tavina, il cui nome deriva proprio dalla leggenda della bella ninfa, adesso ci si prepara alla costruzione di un lussuoso complesso turistico e alberghiero.
Ma partiamo dall'inizio. Il progetto di demolizione, ha riguardato un'area di 40.000 metri quadrati caratterizzata dalla presenza di capannoni industriali, alcuni dei quali disposti su tre piani come quello relativo alla palazzina uffici. Gli edifici, realizzati in un mix di cemento armato e latero-cemento, riflettevano le diverse tipologie costruttive sviluppate tra gli anni Ottanta e il 2019. Tra le coperture si trovavano fibro-cemento, guaina bituminosa, lamiera e, in alcuni casi, lastre di amianto per cui per prima cosa è stata effettuata la bonifica dei materiali pericolosi nel rispetto dei più rigidi protocolli di sicurezza ambientale. Successivamente si è proceduto con lo strip-out, durante il quale tutti i materiali presenti all'interno degli edifici sono stati accuratamente rimossi. Legno, vetro, impianti elettrici, sistemi di riscaldamento e plastica sono stati selezionati e conferiti agli impianti di recupero o smaltimento.
Una volta completata questa fase preliminare, è iniziata la demolizione vera e propria. Una demolizione top down in cui le strutture sono state abbattute utilizzando mezzi specializzati, tra cui tre escavatori Liebherr e un dumper. Inoltre, durante questo processo, grazie all'uso di pinze meccaniche e cesoie, i metalli strutturali sono stati separati dalle macerie per essere inviati agli appositi impianti di recupero.
Mauro Tininini, titolare della Società Italiana Demolizioni, azienda bresciana che si è occupata della demolizione, ci ha raccontato come una delle sfide principali sia stata la gestione del cantiere in un contesto residenziale e turistico: "I lavori, iniziati nel maggio del 2023, hanno coinciso con l'arrivo dei turisti e il periodo di alta stagione per cui si sono rese necessarie misure specifiche per ridurre al minimo le interferenze con la comunità. Tra queste: l'uso di mezzi rispondenti ai limiti di decibel stabiliti dalle normative; l'installazione di cannon-fog per abbattere le polveri generate dai lavori di demolizione; e per finire la gestione degli orari di lavoro per rispettare le esigenze del contesto locale. Particolare attenzione è stata dedicata ai pozzi storici e alle fontanelle pubbliche che offrono acqua potabile alla comunità e alle quali si recavano quotidianamente. Nonostante le tubature attraversassero il cantiere, rendendo necessario riposizionarle più volte durante i lavori, il servizio è stato garantito senza interruzioni, salvaguardando un simbolo della tradizione locale".
Concluse queste operazioni, il terreno è stato livellato e preparato per le successive fasi di costruzione. Gli scavi per le fondazioni del futuro resort e la realizzazione dei sottoservizi, fognature e canalizzazioni, hanno completato l'intervento. Particolare attenzione è stata posta alla gestione di un piccolo rio che attraversava l'area, opportunamente deviato per consentire lo sviluppo del progetto senza compromettere l'equilibrio ambientale.
Inoltre, ancor prima dalla fine dei lavori, la SID, autorizzata dalla Provincia di Brescia, darà il via a una campagna di frantumazione in loco, che consentirà il riutilizzo di oltre 18.000 tonnellate di macerie convertite in materiali riutilizzabili per la costruzione delle infrastrutture del nuovo progetto, come piste ciclabili e strade, oltre che i classici riempimenti. Tininini si è detto assolutamente soddisfatto del lavoro eseguito e del rispetto dei tempi previsti.
Il progetto di riconversione vedrà trasformata l'ex area industriale in un polo di lusso e innovazione. L'hotel a cinque stelle del colosso turistico Falkensteiner Michaeler Tourism Group, con le sue 97 camere e 170 appartamenti di pregio, circondati da infrastrutture moderne come piste ciclabili, parcheggi e aree verdi, aprirà le sue porte già a partire dalla fine del 2025. Ogni dettaglio è stato pensato per valorizzare il territorio, integrando le nuove costruzioni con il paesaggio naturale del Garda.
Salò si prepara dunque a vivere un nuovo capitolo della sua storia, dove l'acqua e la leggenda la fanno ancora da padrone.