“Rigenerare per includere”: istituzioni e imprese a confronto per promuovere il brownfield come motore di sviluppo sociale e rilancio economico dei territori

La riqualificazione delle ex Officine Romanazzi come modello replicabile di rigenerazione urbana in aree a forte rischio degrado
“Rigenerare per includere”: istituzioni e imprese a confronto per promuovere il brownfield come motore di sviluppo sociale e rilancio economico dei territori

La rigenerazione delle aree dismesse come alternativa strutturale al consumo di nuovo suolo e come strumento di sviluppo urbano, ambientale e sociale è entrata al centro del dibattito politico e istituzionale. Se n’è discusso oggi a Roma, presso la Camera di Commercio, nel convegno “Rigenerare per includere: il brownfield come motore di sviluppo urbano, ambientale e sociale”, promosso da GSE Italia.

Fortemente Convinta del ruolo strategico della rigenerazione urbana nello sviluppo economico dei territori, GSE Italia, general contractor attivo nel settore dell’edilizia industriale, ha riunito rappresentanti del Parlamento, delle Regioni, delle amministrazioni locali e del mondo imprenditoriale per favorire un dibattito sul tema. Nel corso dell’incontro è emerso come il brownfield non incida soltanto sul consumo di suolo cittadino e, di riflesso, sull’aspetto ambientale dell’amministrazione urbana, ma rappresenti una scelta ormai imprescindibile per migliorare la qualità di vita delle città, l’attrattività economica e la coesione sociale dei territori, andando a recuperare eventuali situazioni di degrado.

A un anno dal confronto avviato alla Triennale di Milano, che aveva evidenziato limiti e potenzialità del brownfield, sollecitando e ingaggiando le istituzioni verso una necessaria semplificazione burocratica degli interventi su suolo riqualificato, il dibattito appare oggi più maturo e orientato alla ricerca di soluzioni strutturali e replicabili.

“Oggi vediamo i frutti di un lavoro di affiancamento alle Istituzioni che abbiamo portato avanti con Assoimmobiliare valorizzando le istanze di un settore, quello della logistica, che vale il 10% del PIL e dà lavoro a 1.600.000 persone”, afferma Antonio Guarascio, Managing Director di Confluence – GSE. “Per promuovere la rigenerazione urbana in scelte sistemiche e coordinate, facilitando la replicabilità dei modelli di intervento, stiamo suggerendo meccanismi di incentivazione economica all’imprenditore, che prevedano sistematicamente (e non a scelta dell’amministrazione) la compensazione dei costi di bonifica e rendendo di fatto paritetico costruire su aree greenfield o brownfield. Rimane però un tema di semplificazione necessaria e di unificazione dei regolamenti che dovrebbero essere univoci a livello nazionale, superando le differenze regolatorie tra diverse Regioni”.

Uno dei nodi centrali emersi continua a riguardare il quadro normativo e il ruolo delle istituzioni nel favorire interventi di recupero delle aree dismesse. Dal confronto tra Parlamento, Regioni e amministrazioni locali è emersa l’esigenza di un maggiore coordinamento multilivello e di processi più snelli, capaci di rendere attrattivi gli investimenti sostenibili senza rinunciare al presidio dell’interesse pubblico.

“È necessaria in Italia, con leggi uniformi e chiare, un’opera di rigenerazione urbana onnicomprensiva”, sottolinea l’On. Erica Mazzetti, VIII Commissione ambiente e responsabile nazionale dipartimento lavori pubblici di Forza Italia. “Che porta quindi benefici alla persona, all’ambiente, all’economia delle generazioni attuali ma soprattutto future. Sto dando impulso a questa azione grazie a nuovi strumenti normativi, che non vogliono essere affatto nuove leggi, come il nuovo testo unico delle costruzioni, il primo che tiene insieme edilizia e appunto urbanistica, proprio perché c’è bisogno di un’azione a 360 gradi che parta dalla razionalizzazione e della partecipazione pubblico-privato con il ripristino del principio della fiducia”.

Particolare attenzione è stata dedicata al punto di vista dei territori e delle comunità locali. In contesti urbani complessi come quello romano, la rigenerazione dei brownfield è stata indicata come una possibile risposta a fenomeni di degrado urbano e marginalità, capace di coniugare sviluppo economico, sostenibilità ambientale e inclusione sociale.

“La LR 12/2025 segna una svolta nel governo della rigenerazione urbana nel Lazio. Abbiamo scelto di includere anche gli edifici condonati non per premiare l’abusivismo, ma per restituire sicurezza, qualità e dignità a parti di città degradate. La legge semplifica le procedure, riduce i tempi autorizzativi, rafforza il ruolo dei Comuni e introduce strumenti concreti come delocalizzazioni, premialità edilizie e programmi integrati. La Regione assume così un ruolo chiaro di indirizzo e garanzia, per trasformare la rigenerazione urbana in una politica pubblica al servizio dell’interesse generale” ha osservato Micol Grasselli – Consigliera di Regione Lazio, sottolineando il ruolo dei Municipi e degli enti di prossimità nel governare l’impatto degli interventi di trasformazione.

 

Un modello replicabile: Il caso di Tor Cervara e le ex Officine Romanazzi

Il confronto è stato arricchito dalla presentazione del progetto di rigenerazione dell’area delle ex Officine Romanazzi a Tor Cervara, a Roma, come caso concreto di come il brownfield possa trasformare un’area di forte degrado spesso citata nelle cronache locali, in un’opportunità di sviluppo.

L’intervento prevede il recupero di un’area dismessa di oltre 32 mila metri quadrati, già oggetto di demolizione e bonifica, con la realizzazione di una piattaforma logistica moderna e sostenibile commissionata da Prologis e caratterizzata da una riduzione della cubatura rispetto all’edificio preesistente.

Il progetto è stato portato come esempio di come la logistica possa svolgere un ruolo attivo nei processi di rigenerazione urbana, non solo come infrastruttura produttiva ma come leva per il rilancio economico dei territori, la creazione di occupazione e la restituzione di valore alle comunità locali.

“Tor Cervara è un importante progetto di rigenerazione di un’area strategica dal punto di vista logistico nel tessuto urbano della Capitale che stiamo portando avanti con Prologis e che vedrà la nascita di un hub logistico all’avanguardia dal punto di vista ambientale e operativo con una grande valenza sociale”, afferma Giulio della Torre, Head of Logistics GSE Italia. “Infatti, attraverso la riqualificazione delle Ex Officine Romanazzi, prima al centro della vita economica romana e poi progressivamente abbandonate al degrado sociale e alla crimanalità, ora si torna a dare nuova linfa al territorio, migliorandone viabilità, connessione e sicurezza idrogeologica”.  

In chiusura, il dibattito si è concentrato sulla possibilità di rendere questo modello replicabile su scala nazionale. Tra i temi emersi: tempi e costi degli interventi, benefici economici e sociali per i territori e condizioni necessarie affinché la rigenerazione urbana diventi una leva strutturale delle politiche di sviluppo.

Ha partecipato al confronto anche Massimiliano Umberti, Presidente del IV Municipio, che ha voluto portare il suo contributo su un’opera che ritiene fondamentale per rilanciare il territorio:

“Ringrazio la GSE Italia per avermi coinvolto come relatore istituzionale in questa tavola rotonda, un momento di confronto concreto tra istituzioni e imprese, fondamentale per costruire strategie capaci di restituire valore ai territori e trasformare aree dismesse in nuove opportunità di sviluppo. Un esempio chiaro è il progetto di riqualificazione delle ex Officine Romanazzi a Tor Cervara, dove si lavora alla nascita di un nuovo polo logistico moderno e sostenibile. Un confronto ricco, fatto di competenze diverse ma con un obiettivo comune: rigenerare senza consumare nuovo suolo, creando sviluppo, lavoro e qualità urbana. Sono convinto che con un approccio sistemico e una collaborazione reale tra pubblico e privato possiamo dare un valore duraturo di rigenerazione urbana per le imprese e per le comunità”.

Dal confronto è emersa una visione condivisa: il brownfield può rappresentare una scelta ambientale contro il consumo di suolo, un’opportunità economica per attrarre investimenti di qualità e uno strumento di inclusione sociale per ricucire città e comunità.