Frazione organica dei rifiuti

I dati più recenti forniti da Eurostat mostrano che nell'EU27 si producono ogni anno 112 Mt di rifiuto organico, purtroppo però solo una parte del rifiuto prodotto viene raccolta e riciclata. Secondo l'indagine condotta da European Compost Network, infatti, solo 60 Mt di rifiuto organico vengono riciclati e trasformati in fertilizzanti, energia o biometano
Frazione organica dei rifiuti

I dati più recenti forniti da Eurostat mostrano che nell’EU27 si producono ogni anno 112 Mt di rifiuto organico, purtroppo però solo una parte del rifiuto prodotto viene raccolta e riciclata. Secondo l’indagine condotta da European Compost Network, infatti, solo 60 Mt di rifiuto organico vengono riciclati e trasformati in fertilizzanti, energia o biometano

Il compost è da sempre il prodotto simbolo del riciclo del rifiuto organico. In Europa (EU 27) dal riciclo della frazione umida e verde del rifiuto organico sono state prodotte 18 Mt di compost, il cui utilizzo ha consentito di riportare al suolo oltre 250.000 t di carbonio organico, oltre che altri elementi nutritivi come azoto, fosforo e potassio.
In Italia, gli impianti di compostaggio o integrati di digestione anaerobia e compostaggio trattano 8,3 Mt di rifiuti a matrice organica (costituiti da frazione umida, verde, fanghi civili e agroindustriali e altri rifiuti a matrice organica), da cui si producono circa 1,8 Mt di compost e poco meno di 0,2 Mld m3 di biometano (dati 2022). Il Centro Studi CIC ha stimato che per la raccolta del rifiuto organico ci sia ancora margine di crescita, con un servizio di raccolta differenziata esteso a tutto il territorio italiano sarebbe possibile aumentare la quota di rifiuto organico raccolta dalle attuali 7,2 Mt a circa 9 Mt, arrivando a produrre circa 2 Mt di compost e 0,3-0,4 Mld m3 di biometano all’anno1.

Dal 2018, la quantità di rifiuto organico raccolto oscilla in un intervallo compreso tra 7,1 e 7,4 Mt. Gli ultimi dati ISPRA2 confermano quanto già osservato, infatti, nel 2022 sono state raccolte in Italia 7,2 Mt di rifiuto organico, di cui 5,4 Mt di umido e 1,8 Mt di verde.
È necessario però sottolineare che dopo il 2020, anno in cui a causa della pandemia è diminuita sia la quantità di umido che di verde raccolto, mentre per la frazione umida sono stati registrati segnali di ripresa negli anni successivi, la quantità di frazione verde intercettata dalla raccolta differenziata ha continuato a diminuire, segnando un record a ribasso nel 2022 (-7,2% rispetto all’anno precedente). Ciò desta una seria preoccupazione sulla corretta gestione della frazione verde del rifiuto organico poiché il compostaggio (anche unitamente alla digestione anaerobica) è il processo attraverso cui si può garantire l’igienizzazione del materiale (abbattimento di salmonelle e altri patogeni) grazie alle temperature sviluppate dal processo biologico (tra 50 e 70°C per più settimane), la rimozione di erbe infestanti e di fitopatogeni (malattie delle piante) e fitofagi (insetti delle piante). La tracciabilità del rifiuto è un requisito di garanzia imprescindibile per un rifiuto e per la salubrità del fertilizzante da esso derivato.

Il rifiuto organico che entra nel circuito della raccolta differenziata viene riciclato negli impianti industriali di trattamento biologico. Nel 2022, in Italia, risultavano attivi 357 impianti, di cui 283 impianti di compostaggio e 74 impianti integrati di digestione anaerobica e compostaggio. In questi impianti, oltre a 6,6 Mt di rifiuto organico (5,0 Mt di umido e 1,6 Mt di verde) sono stati trattati anche 1,2 Mt fanghi e 0,5 Mt altri rifiuti a matrice organica (e.g. rifiuti dell’agroindustria). Entrando nel dettaglio delle tipologie di processi, si nota che la frazione umida del rifiuto organico viene trattata nella maggior parte dei casi in impianti integrati. La frazione verde invece viene trattata in impianti di compostaggio, caratterizzati mediamente da una taglia medio piccola e, in molti casi, autorizzati a trattare esclusivamente questa tipologia di rifiuto.

In Italia, l’unico fertilizzante organico ottenuto dal riciclo dei rifiuti a matrice organica è il compost prodotto in conformità alla disciplina normativa nazionale (D.Lgs. 75/2010). Nel 2022 sono state prodotte circa 1,9 Mt di compost.
Dalla quota parte di rifiuti destinati ai processi di digestione anaerobica è stato possibile ottenere, inoltre, circa 409 Mm3 di biogas, parte dei quali utilizzati per la produzione di energia elettrica (circa 411 GWh) e termica (circa 169 GWh), da cui sono stati prodotti anche 167 Mm3 di biometano. Negli ultimi anni la capacità di produzione di biometano è aumentata rapidamente. Secondo le stime del Centro Studi CIC, tra il 2022 e il 2023 la produzione di biometano è aumentata quasi del 50%, portandosi da 167 Mm3 (dati ISPRA riferiti al 2022) a oltre 250 Mm3.
Inoltre, sono in corso di realizzazione e avviamento impianti che porteranno la produzione nazionale fino a 300-400 Mm3 al 2025, a fronte di potenzialità massime teoriche che superano gli 800 Mm3. La crescita sostenuta che ha sempre contraddistinto il settore italiano del recupero e riciclo del rifiuto organico sta rallentando e le cause di questo cambio di velocità sono molteplici.

Analizzando i dati di settore si stima che in Italia circa 52 mln di abitanti siano già serviti da un sistema di raccolta differenziata del rifiuto organico, con una capacità di captazione di umido e verde molto alta rispetto al panorama europeo, attestandosi a oltre 120 kg per abitante all’anno di frazione umida e verde raccolte separatamente. Questi dati ci suggeriscono che in Italia esiste un sistema maturo e strutturato nella maggior parte del Paese.
Di contro, sebbene la raccolta differenziata dei rifiuti organici sia obbligatoria da gennaio 2022, ci sono ancora alcune realtà in cui la raccolta differenziata (con riferimento specifico alla frazione umida) non è ancora stata attivata, e altre in cui l’intensità è molto lontana dai valori minimi attesi. Mancano ad esempio all’appello alcune province e capoluoghi di Regione in tutto il territorio nazionale.

Con una raccolta differenziata a regime sull’intera penisola la quantità di rifiuto organico raccolto passerebbe dagli attuali 7,2 mln di tonnellate a circa 8,5 mln di tonnellate, recuperando quindi ulteriori 1,3 mln di tonnellate che ora sfuggono al circuito della raccolta e trattamento del rifiuto organico. Per quanto riguarda in particolare la frazione verde del rifiuto organico, da ormai quattro anni si registra una sensibile diminuzione dei quantitativi raccolti (-245.000 t), causata anche da interpretazioni azzardate delle leggi vigenti, che portano gli scarti vegetali fuori dal circuito della raccolta e riciclo del rifiuto organico. Invece, il sistema impiantistico italiano, in controtendenza rispetto ai segnali di diminuzione delle raccolte differenziate dei rifiuti organici, sta progressivamente aumentando la capacità complessiva di trattamento.

I finanziamenti del PNRR, i sistemi incentivanti per la produzione di biometano e altre risorse pubbliche messe in campo per il settore del trattamento dei rifiuto organico, hanno da un lato spinto gli impianti di compostaggio esistenti ad integrare nel proprio processo la fase di digestione anaerobica e il processo di upgrading per la produzione di biometano, dall’altro hanno portato alla realizzazione di nuovi impianti soprattutto nelle zone d’Italia che fino ad oggi erano più carenti come il Centro ed il Sud.
La tendenza del settore è quindi quella di muoversi verso innovazioni tecnologiche che permettano non solo il recupero della materia, attraverso la produzione di fertilizzanti organici rinnovabili, ma anche di massimizzare il recupero dell’energia grazie alla produzione di biometano. Attualmente la capacità massima di produzione di biometano dei sistemi installati supera i 200.000 Nm3 ma il settore potrebbe arrivare a produrre 1 mln di Nm3. Di contro, il verificarsi di un eccesso di capacità installata in alcuni territori, accompagnato da una sensibile diminuzione delle tariffe per il trattamento del rifiuto organico, rischia di mettere in difficoltà gli impianti esistenti e la loro sostenibilità economica. A fronte di un “mercato dei rifiuti organici” che sta cambiando repentinamente, molti impianti stanno sopperendo all’attuale carenza di umido e verde con altri residui organici, come i fanghi, tanto che la quantità totale di rifiuti trattati negli impianti sta comunque crescendo più dei quantitativi di rifiuto organico raccolto.

Gli ultimi dati ufficiali parlano di circa 1,2 mln di tonnellate di fanghi trattati negli impianti di riciclo organico, una quantità che equivale al 14% di tutte le biomasse trattate in questi impianti e in crescita rispetto al passato. Si stima che i fanghi prodotti annualmente dal solo trattamento delle acque reflue urbane ammontino a circa 3,2 mln di tonnellate, per cui questa matrice potrebbe diventare un’importante risorsa per il settore. Un quadro normativo aggiornato e chiaro, che permetta di superare le incertezze e le cautele che ancora caratterizzano l’utilizzo dei fanghi, potrebbe sicuramente incidere sulla valorizzazione di questa matrice attraverso il processo di riciclo organico, dando quindi impulso alla produzione di fertilizzanti organici e biometano. Visti gli ambiziosi obiettivi di riciclo imposti dalla normativa comunitaria e nazionale, oltre che sulla capacità di intercettare il rifiuto organico prodotto, è di fondamentale importanza mantenere alta l’attenzione sulla qualità del rifiuto organico raccolto, un requisito direttamente connesso all’efficienza del processo di riciclo.

Dalle ricerche condotte dal Centro Studi CIC, è emersa una diminuzione della qualità merceologica dell’umido raccolto in Italia. La percentuale media nazionale di MNC (Materiali Non Compostabili) nell’umido è circa il 7%.
A fronte di alcuni comprensibili errori di conferimento, si registrano anche alcuni comportamenti evitabili se si pensa che il 20% è costituito da sacchetti di conferimento in plastica tradizionale, sebbene la normativa vigente ne vieti l’utilizzo per la raccolta differenziata del rifiuto organico da quasi 15 anni. Ciò comporta inevitabilmente un aumento degli scarti generati dalle operazioni di trattamento che gli impianti di compostaggio o integrati (di digestione anaerobica e compostaggio) mettono in atto per separare le frazioni indesiderate dal rifiuto organico, con un conseguente aumento degli oneri economici per il trattamento di questa matrice. Per di più, durante le operazioni di selezione e allontanamento, le frazioni indesiderate trascinano con sé una parte del rifiuto organico che quindi non può più essere valorizzata. È importante sottolineare che i rifiuti organici che non vengono intercettati dalla raccolta differenziata o che non possono essere riciclati perché vengono allontanati insieme ai materiali non compostabili rappresentano una mancata opportunità di produrre compost (che restituisce sostanza organica e nutrienti al suolo), energia e biocarburanti rinnovabili, come il biometano. Dopo aver introdotto l’obbligo della raccolta differenziata del rifiuto organico, è necessario promuovere l’adozione di sistemi per la raccolta di umido e verde che possano massimizzare l’intercettazione e minimizzare la presenza di frazioni estranee, accompagnati da campagne di comunicazione che mantengano alta l’attenzione sul tema, e che guidino i cittadini sulle modalità di conferimento dei rifiuti, inclusa la scelta del corretto sacchetto di conferimento che è ancora troppo spesso in plastica tradizionale nonostante il D.Lgs. 152/2006 stabilisca che “la raccolta separata dei rifiuti organici deve essere effettuata con contenitori a svuotamento riutilizzabili o con sacchetti compostabili certificati a norma UNI EN 13432-2002”.

Gli strumenti normativi per promuovere la qualità del rifiuto organico raccolto già esistono. Ai sensi dell’articolo 57, comma 2, del D.Lgs 36/2023 (Codice dei contratti pubblici) le stazioni appaltanti hanno l’obbligo di inserire nella documentazione progettuale di gara “almeno le specifiche tecniche e le clausole contrattuali contenute nei criteri ambientali minimi, definiti per specifiche categorie di appalti e concessioni […] con decreto del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica”.

Citiamo infine gli obblighi di monitoraggio della qualità dei rifiuti organici introdotti da ARERA attraverso la Deliberazione n. 387/2023 che, sebbene non accompagnati da adeguati requisiti metodologici, dovrebbero spingere i soggetti gestori dei rifiuti organici ad attivarsi nella direzione di una maggiore conoscenza dei rifiuti di loro competenza.
Per quanto riguarda l'”affidamento del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani, della pulizia e dello spazzamento […]” il MASE ha adottato i criteri ambientali minimi (CAM) con il decreto ministeriale 23 giugno 2023. Tale decreto prevede per il rifiuto organico obiettivi di qualità che devono raggiungere almeno il 95% di purezza merceologica, ossia di contenere la presenza di materiali non conformi entro un massimo del 5%.

Inoltre, i CAM sono uno strumento utile anche per promuovere l’utilizzo dei prodotti del riciclo del rifiuto organico e quindi per rinforzare anche questo anello della filiera produttiva, infatti, i CAM relativi al servizio di gestione del verde pubblico e la fornitura di prodotti per la cura del verde, aggiornati con il Decreto Ministeriale 10 marzo 2020, nella sezione fertilizzanti stabiliscono che è proibito l’utilizzo di ammendanti non rinnovabili (come le torbe) e in alternativa devono essere utilizzati ammendanti compostati misti o verdi, comunemente detti compost, che rispondono alle caratteristiche previste dal D.Lgs. 75/2010. Incentivare l’utilizzo del compost, garantendo realmente il suo impiego nel settore pubblico del verde, permetterebbe di riportare al suolo tutto il compost attualmente prodotto in Italia, realizzando un esempio concreto di economia circolare urbana.

Il mancato rispetto da parte delle stazioni appaltanti dell’inserimento dei criteri minimi ambientali, previsti come obbligatori, sta portando da un lato ad un netto peggioramento della qualità della frazione umida raccolta, dall’altro sta riducendo la produzione (e quindi l’utilizzo) del compost, un fertilizzante sostenibile, circolare e che può contribuire concretamente alla salute del suolo riportando alla terra la sostanza organica oltre che gli elementi nutritivi necessari per la crescita delle piante.

In sintesi, il contesto normativo è già ben strutturato e per sostenere il settore sarebbe sufficiente che venisse applicato quanto già previsto e agire a livello legislativo con pochi interventi mirati che puntino a:
• aumentare la quantità di rifiuto organico intercettato;
• aumentare la qualità della frazione umida intercettata dalla raccolta differenziata;
• favorire l’utilizzo di altri rifiuti a matrice organica per alimentare il settore, in primis i fanghi;
• promuovere l’utilizzo dei fertilizzanti organici che derivano dai processi di trattamento di queste matrici. n


Tratto da “L’Italia che Ricicla 2024” realizzato da “AssoAmbiente – Associazione Imprese Servizi Ambientali ed Economia Circolare “, in collaborazione con “REF Ricerche” e il patrocinio del “Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica”, di “ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale” e “SNPA Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente”.