Il silenzioso grido della rinascita: dalle macerie al futuro dell’edilizia circolare

L’installazione Mater dello Studio Scandurra, realizzata con l’importante contributo di Holcim Italia in occasione della Milano Design Week 2026, diventa il manifesto evocativo di una nuova era. Nell'intervista a Marco Turri, Direttore Aggregati Italia di Holcim e Amministratore Delegato di Geocycle Italia, approfondiamo la realtà industriale dietro al simbolo: il recupero dei materiali da costruzione e demolizione (CDM), il recupero degli scarti industriali d'avanguardia e l'ambizioso traguardo della totale sostituzione dei combustibili fossili
Il silenzioso grido della rinascita: dalle macerie al futuro dell’edilizia circolare

Ci sono luoghi in cui il cemento non è solo materia, ma memoria. E ci sono momenti in cui i frammenti di ciò che è andato distrutto smettono di raccontare una fine e iniziano a sussurrare un inizio. Chi ha varcato le soglie del Cortile d’Onore dell’Università degli Studi di Milano nell’ambito della mostra-evento INTERNI MATERIAE in occasione della Milano Design Week 2026, si è trovato di fronte a un impatto visivo ed emotivo potente, quasi ancestrale: l’installazione firmata dallo Studio Scandurra e realizzata con l’importante contributo di Holcim Italia. Non una semplice esibizione di design, ma un’opera di cuore e sì, di pancia, capace di toccare le corde più profonde della nostra coscienza umana e industriale.
Come ha spiegato l’architetto Scandurra: “In un tempo segnato da conflitti e crisi, il progetto MATER vuole riattivare il senso, dove il senso è stato interrotto. Lavorare con le macerie significa costruire partendo da ciò che resta” e questo è anche il concetto che sta alla base dell’approccio circolare di Holcim Italia, all’edilizia. Il tema è infatti fortemente allineato all’importante investimento che Holcim sta facendo nello sviluppo di soluzioni circolari in grado di trasformare materiali di scarto in nuove risorse, in piena coerenza con la propria strategia NextGen Growth 2030. Si tratta in un approccio concreto ai principi dell’economia circolare applicati al settore dell’architettura e design, con particolare attenzione alla valorizzazione dei materiali da costruzione e demolizione (CDM), che diventano parte integrante di un nuovo ciclo produttivo capace di ridare un’altra vita a ciò che è stato demolito.
Proprio al centro del Cortile d’Onore dell’Università degli Studi di Milano è stato disposto in forma circolare un anello di macerie dal diametro di circa 16 metri, che vuole essere al tempo stesso rovina e architettura, limite e protezione. Una passerella sospesa, attraversando il varco nell’anello, consente l’accesso allo spazio interno, dove entrare significa attraversare la materia spezzata. MATER, così come dichiarato dal suo ideatore si attiva attraverso le persone: chi entra diventa parte dello spazio. In questo passaggio, la materia cambia statuto: da detrito diventa infrastruttura relazionale. “Ogni guerra lascia macerie” – ha sottolineato Scandurra – “l’architettura comincia quando decidiamo cosa fare di ciò che resta”.

E vedere quelle macerie, quegli elementi forati, imbrigliati in reti e tubi innocenti, significa fare i conti davvero con il concetto più puro di distruzione e di rinascita. L’ispirazione originaria dell’architetto Scandurra affonda le radici nella vittoria del concorso internazionale “Future School for Ukraine”, indetto dal Ministero degli Esteri lituano e volto alla ricostruzione delle scuole danneggiate dalla guerra in Ucraina. A Milano, per ovvie ragioni logistiche, di sicurezza e di sostenibilità ambientale (evitando l’insensato paradosso logistico e l’impronta di CO2 del trasporto di veri detriti da un fronte di guerra), la materia si è fatta locale, tangibile, a chilometro zero. Pura evocazione, ma pregna di significato.
Holcim Italia ha assunto un ruolo centrale di coordinamento complessivo, gestendo la realizzazione e contribuendo con la fornitura di calcestruzzo e soluzioni materiali, in coerenza con un approccio integrato che unisce competenze industriali e capacità progettuale.
La realizzazione dell’installazione è stata dunque il risultato di una collaborazione sinergica tra diversi attori della filiera: l’allestimento curato da Edil TM, con le attività di montaggio e messa in opera della struttura, mentre iGhielmetti di Como e Spreafico di Lecco, partner locali storici di Holcim, hanno contribuito alla fornitura dei materiali, affiancando il progetto nella sua componente esecutiva.
Mater è un intervento che traduce, in forma spaziale e simbolica, i principi dell’economia circolare, rendendo tangibile la possibilità di una rigenerazione che non cancella, ma accoglie e trasforma. Ricostruire non significa cancellare, ma riattivare relazioni, significati e cicli di vita. È in questa continuità tra memoria e futuro che il progetto trova la propria forza, trasformando ciò che resta in occasione generativa.
Rigenerare d’altronde è un tema centrale nella strategia di Holcim. Rigenerare città, luoghi, cultura, rigenerare ambienti, connessioni e valori in una circolarità che è simbolo di forza creativa, di infinito e continuità. I pezzi evocativi recuperati direttamente da demolizioni, ristrutturazioni e interventi edilizi locali raccontano a livello universale e globale la storia che sta dietro la materia, il processo di rigenerazione da frammenti di memoria che si ricompongono in nuovi modi e racconti.

Il messaggio è dunque dirompente: qualsiasi distruzione – causata da un conflitto, da un sisma, da una calamità naturale o da un processo di costruzione e demolizione – contiene già in sé i semi di una ricostruzione, di una rinascita. Nulla si perde, tutto si riutilizza. Leit motiv della design week stessa, durante la quale un forte accento è stato posto sui concetti di sostenibilità e di riutilizzo dei materiali impiegati per le installazioni. Quindi anche le panche e i parallelepipedi in calcestruzzo bianco disposti ad anfiteatro che consentono una visione e una interiorizzazione dell’opera, troveranno una seconda vita e una seconda funzionale negli spazi aziendali di Holcim Italia.
Un’opera, dunque, che unisce la poesia della rinascita al rigore ingegneristico della messa in opera di una struttura complessa in piena sicurezza, applaudita come una delle più significative dell’intero circuito espositivo.
Ma come si traduce questa potente metafora artistica nella realtà industriale di ogni giorno? Per capirlo, abbiamo intervistato Marco Turri, General Manager di Geocycle Italia (società consociata di Holcim Italia) che ci ha guidato dietro le quinte della transizione ecologica del comparto cementiero, tra decarbonizzazione ed economia circolare.

Obiettivo zero fossili e materie prime seconde decarbonatate. Intervista a Marco Turri, General Manager di Geocycle Italia

Holcim Italia sta registrando ottime performance, in particolare sul fronte della sostituzione dei combustibili fossili. A che punto è il vostro percorso nella cementeria di Ternate (Varese)?
Sta andando molto bene. In alcuni momenti siamo arrivati quasi alla sostituzione totale del petcocke (il coke di petrolio), una direzione che riteniamo assolutamente corretta. Attualmente stiamo lavorando per stabilizzare questo flusso, ma nel giro di pochi mesi contiamo di essere costantemente a regime, raggiungendo la sostituzione quasi totale del combustibile fossile. Si tratta di un traguardo di grandissimo rilievo: è ciò che accade nei paesi d’avanguardia dell’Europa del Nord. Essere tra i primi a muoversi in Italia ci permette di diventare un punto di riferimento per l’intera industria cementiera nazionale. Ogni anno pensiamo di aver raggiunto il massimo valore possibile in termini di riduzione delle emissioni di CO2, e l’anno successivo riusciamo a fare un passo ulteriore. Questo dinamismo è estremamente positivo.

Oltre alla quantità, c’è un importante lavoro sulla qualità dei combustibili alternativi. Avete introdotto novità di recente?
Sì, oltre ad aver raggiunto, negli anni, importanti valori di tasso di sostituzione termica, abbiamo deciso di puntare sempre di più su materiali che contengono biomasse, poiché queste ultime, in combustione, sono considerate neutre nel computo delle emissioni e accelerano la decarbonizzazione.

Abbiamo avviato una selezione rigorosa dei fornitori optando per quelli che sposano questa visione. Nella nostra cementeria di Ternate, forniamo soluzioni sostenibili alla gestione dei rifiuti locali. Continuando ad alimentare i flussi storici come i solventi esausti provenienti dalla nostra piattaforma di Tradate e i fanghi di depurazione siamo ripartiti in modo costante anche con il recupero della tela derivante dagli pneumatici fuori uso (PFU). Come per ogni altro materiale trattato, agiamo in maniera complementare al puro riciclo. Per quanto riguarda i PFU utilizziamo la frazione non riciclabile, ad esempio in pavimentazioni sportive e isolanti acustici.

Una controtendenza interessante riguarda la vostra gestione del CSS (Combustibile Solido Secondario). Qual è la vostra strategia?
Il CSS è una famiglia molto ampia. Molti operatori oggi scelgono flussi di CSS orientati esclusivamente a massimizzare il potere calorifico. Noi ci siamo mossi d’anticipo e stiamo andando in controtendenza: privilegiamo i CSS che presentano un’elevata percentuale di biomassa, indipendentemente dal solo dato energetico, proprio per abbattere drasticamente l’impronta di carbonio.

Parliamo di economia circolare applicata alle materie prime. Holcim Italia non sostituisce solo i combustibili, ma anche le risorse naturali estrattive. Quali flussi state inserendo nel processo per sostituire marna, calcare e argilla?
Una delle leve fondamentali per ridurre il nostro impatto di carbonio, raggiungere l’obiettivo zero emissioni e favorire l’economia circolare è la scelta delle materie per la produzione di clinker. Tra le soluzioni che Holcim Italia sta implementando grazie proprio alla sua consociata Geocycle c’è l’utilizzo di scarti da costruzione e demolizione (CDM). Il processo è partito già nell’estate del 2019 e sta portando ottimi risultati: gli scarti vengono parzialmente pre-lavorati, per rimuovere eventuali residui quali legno, plastica e metalli, lasciando invece le frazioni in calcestruzzo (inerti, sabbia, pasta di cemento). Questo materiale viene quindi integrato direttamente nella materia prima. Siamo ormai prossimi a valori del 25-30% di sostituzione delle materie prime naturali con alternative riciclate, una quota ingente sul volume totale. Inoltre, circa un anno fa abbiamo avviato un progetto affascinante: recuperiamo i fanghi di lavorazione derivanti dal taglio dei blocchi di marmo di Carrara. Sostanzialmente si tratta di puro calcare che ad oggi non può essere totalmente recuperato in maniera efficiente. Nel nostro impianto di Ternate ne recuperiamo alcune decine di migliaia di tonnellate, reintroducendole nel ciclo produttivo in totale sostituzione del calcare da cava. È calcare naturale a tutti gli effetti, ma derivante da uno scarto industriale.

Un altro pilastro della decarbonizzazione delle materie prime è l’accordo con il settore siderurgico. Quale è l’importanza delle scorie bianche?
Questa è una delle sinergie più importanti su cui siamo lavorando. Collaboriamo con le acciaierie per il ritiro delle scorie bianche, un materiale che si genera durante la fusione quando il bagno metallico viene coperto con la calce. La calce non è altro che calcare che ha già subito il processo di cottura, avendo quindi già rilasciato la propria CO2 in quell’anello della filiera. Reinserendo questo materiale già “decarbonatato” nel nostro processo di produzione del clinker, otteniamo un duplice vantaggio energetico e ambientale: introduciamo nel sistema del calcio non emettendo la relativa CO2 e, contemporaneamente, andiamo a sostituire altri elementi chimici fondamentali per la miscela, come l’alluminio, il ferro e la silice. Abbiamo capito che ogni impianto ha le sue specificità, ma la cementeria di Ternate risponde in modo eccellente a queste combinazioni.

La ricerca, in Holcim, non si ferma mai. Ogni anno proponete soluzioni nuove, ci sono altri materiali su cui state ponendo l’attenzione?
Sempre nell’ottica di ridurre l’impronta di carbonio, a livello di gruppo, stiamo studiando nuovi e diversi materiali e processi. Allo stesso modo localmente stiamo valutando nuove soluzioni. I nostri investimenti in Ricerca e Sviluppo passano ovviamente anche dai test che effettuiamo nei nostri laboratori, con l’impegno costante di valorizzare sempre nuovi materiali, a valle del loro recupero, nelle nostre cementerie contribuendo così a rendere il futuro dell’edilizia sempre più circolare.