Il riciclo nelle politiche europee
Negli ultimi cinque anni, le politiche economiche dell’UE sono state segnate da crisi sistemiche: la pandemia da COVID-19, che ha evidenziato la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento e dei modelli sanitari europei, ha portato al varo del pacchetto “Next Generation EU” e dei PNRR nazionali; la guerra in Ucraina ha messo in luce la dipendenza energetica europea, dando impulso a programmi come “REPowerEU” e al dibattito sul rafforzamento della difesa con “REArm Europe/Readiness 2030”; infine, le tensioni commerciali globali legate alla Presidenza Trump hanno riaperto il confronto sulle relazioni economiche internazionali dell’Unione. Nonostante ciò, l’agenda verde non è stata abbandonata. Le istituzioni europee hanno cercato di coniugare politiche ambientali ambiziose, in particolare sull’economia circolare, con la tutela della competitività del sistema produttivo nel nuovo contesto geopolitico e commerciale. Il tema ambientale ha assunto un ruolo centrale con il Green Deal del 2019, un pacchetto trasversale che punta alla neutralità climatica entro il 2050 e a un mercato unico più integrato e sostenibile. In ambito di economia circolare, dopo il Piano d’Azione del 2020, è prevista l’adozione del “Circular Economy Act” (riprogrammato al terzo trimestre 2026), con l’obiettivo di promuovere domanda e offerta di prodotti circolari, ridurre la dipendenza da risorse critiche e rafforzare il settore del riciclo. Parallelamente, prosegue un intenso sviluppo normativo in materia di gestione dei rifiuti ed economia circolare.
Le politiche UE per sostenere il mercato unico europeo
Le politiche UE per il riciclo si inseriscono nel più ampio rafforzamento del mercato unico europeo. La promozione dei materiali riciclati richiede infatti un mercato unico efficiente, fondato sulla libera circolazione anche dei beni da riciclo e su condizioni di concorrenza eque rispetto ai materiali vergini. Economia circolare e mercato unico risultano quindi strettamente connessi. In questo quadro, il futuro “Circular Economy Act” si configura come lo strumento chiave per consolidare un mercato unico delle materie prime seconde, migliorando l’efficienza economica e ambientale attraverso un maggiore impiego di materiali recuperati nei processi produttivi e nei beni di consumo. Numerose iniziative comunitarie recenti delineano già il percorso verso questa nuova “Legge sull’Economia Circolare”.
Il “Rapporto Letta” per un mercato unico circolare
Il “Rapporto Letta” evidenzia la necessità di un mercato unico circolare per coniugare sostenibilità ambientale e crescita economica, promuovendo modelli di business innovativi e nuovi comportamenti di consumo. La circolarità mira a mantenere alto il valore di prodotti e materiali, prolungandone la vita utile e migliorando l’efficienza nell’uso delle risorse.
Data la forte dipendenza dell’UE dalle risorse primarie, il Rapporto invita a liberare il potenziale ancora inespresso delle imprese europee attive nella circolarità e a garantire un “level playing field” per materiali, prodotti e servizi circolari. Tra le priorità: stimolare la domanda di materiali riciclati di qualità (anche tramite requisiti di contenuto riciclato nei settori strategici), definire criteri armonizzati di End of Waste (EoW) e standardizzare le classificazioni di rifiuti e sottoprodotti, così da assicurare certezza giuridica e favorire economie di scala. Viene inoltre sottolineata l’importanza di appalti pubblici sostenibili e dell’impiego strategico delle biomasse per sostituire materie prime fossili o critiche, sostenuto da investimenti in ricerca e sviluppo.
Il “Rapporto Draghi”: la competitività dell’UE passa dal riciclo
Anche il “Rapporto Draghi” individua nella creazione di un mercato unico per rifiuti ed economia circolare una leva essenziale per la competitività europea. Centrale è il rafforzamento del mercato secondario delle materie prime critiche (CRM), attraverso una migliore applicazione delle norme su raccolta e spedizione dei rifiuti e maggiori investimenti in innovazione. Il Rapporto evidenzia diversi ostacoli: costi e oneri autorizzativi più elevati per l’uso di materie prime seconde rispetto ai materiali vergini; frammentazione dei criteri EoW tra Stati e Regioni; carenza di investimenti in progettazione, modelli di business circolari e tecnologie di riciclo. Inoltre, l’export di rifiuti riciclabili e la concorrenza di Paesi con standard ambientali meno stringenti indeboliscono la capacità di riciclo europea. Si suggerisce quindi l’adozione di strumenti economici a sostegno del riciclo e condizioni di parità con i Paesi terzi. La successiva “Bussola della Competitività” (29 gennaio 2025) traduce queste indicazioni in una roadmap fondata su tre imperativi – innovazione, decarbonizzazione, riduzione delle dipendenze – e cinque attivatori trasversali, tra cui semplificazione amministrativa ed eliminazione degli ostacoli nel mercato unico. In questo quadro si collocano il “Clean Industrial Deal” (2025) e il futuro “Circular Economy Act” (2026), chiamato a stimolare investimenti nel riciclo e sostituzione dei materiali vergini.
“Clean Industrial Deal”: verso la “Legge sull’Economia Circolare”
Presentato il 26 febbraio 2025, il “Clean Industrial Deal” punta a rafforzare competitività e decarbonizzazione, sostenendo le industrie europee anche attraverso la circolarità, considerata strategica per garantire accesso sicuro ai materiali, ridurre costi ed emissioni e contenere le dipendenze esterne, in particolare per le CRM. Tra gli interventi prioritari: energia a prezzi accessibili, aumento della domanda di prodotti puliti, finanziamenti per la transizione, accesso ai materiali e sviluppo di competenze. La Commissione ribadisce l’obiettivo di rendere l’UE leader globale nell’economia circolare entro il 2030. Elemento chiave è la creazione di un mercato unico per rifiuti, MPS e materiali riutilizzabili, superando la frammentazione attuale e favorendo investimenti su scala adeguata. In questa prospettiva si inseriscono i “Trans-Regional Circularity Hubs”, poli transregionali per aggregare flussi e generare economie di scala. Il principale indicatore da migliorare è il tasso di utilizzo circolare dei materiali (CMUR), con l’obiettivo di raggiungere il 24% entro il 2030 (dall’11,8% del 2023).
Quali indicazioni per il “Circular Economy Act”?
Inserito nelle linee guida politiche della Commissione del 18 luglio 2024, il “Circular Economy Act” è lo strumento con cui l’UE intende ridefinire le politiche sull’economia circolare. L’obiettivo politico, indicato dalla presidente Ursula von der Leyen, è creare una domanda di mercato per i materiali secondari e un mercato unico dei rifiuti, con particolare attenzione alle materie prime critiche (CRM). Tra estate e autunno 2025 è stata avviata una consultazione pubblica per allineare la futura legge alle principali iniziative europee. Il nodo centrale è la lentezza della transizione alla circolarità, dovuta a carenze normative e di mercato. In particolare: l’interpretazione disomogenea delle norme da parte degli Stati membri ha frammentato il mercato unico, rendendo costosa la produzione di materie prime seconde (MPS) e impedendo economie di scala; i prezzi delle MPS non riflettono il loro minore impatto ambientale rispetto alle materie prime vergini; persistono asimmetrie informative, costi di transizione e rischi di frode; infine, flussi di rifiuti non contabilizzati generano perdite di MPS e CRM, favorendo incenerimento, smaltimento o export illegale.
Il “Circular Economy Act” mira quindi a semplificare il quadro normativo, ridurre l’incertezza giuridica e rimuovere gli ostacoli al mercato unico. L’intervento dell’UE è ritenuto necessario per rendere il modello circolare competitivo e sostenibile su scala europea, evitando lo status quo che metterebbe a rischio l’industria del riciclo e aumenterebbe la dipendenza da Paesi terzi.
Tra gli obiettivi della consultazione, oltre alla rimozione degli ostacoli alla circolarità, vi sono la creazione di un’adeguata offerta e domanda di materie prime seconde (MPS), incluse quelle critiche, e la realizzazione di un vero mercato unico per rifiuti e MPS. La Commissione valuta misure legislative e non legislative, sia lato domanda sia lato offerta, accompagnate da semplificazione e riduzione degli oneri amministrativi.
Le misure si articolano in due pilastri principali:
• Intervento sui RAEE, il flusso di rifiuti in più rapida crescita e con tassi di riciclaggio ancora bassi, per migliorare intercettazione e recupero di materia, soprattutto di CRM, e generare domanda di MPS.
• Sviluppo del mercato unico di rifiuti e MPS, attraverso riforma dei criteri End of Waste (EoW), semplificazione e digitalizzazione dei regimi di responsabilità estesa del produttore (EPR), e introduzione di criteri ambientali obbligatori per gli appalti pubblici, così da trainare la domanda di prodotti circolari.
L’iniziativa legislativa, attesa per il terzo trimestre 2026, dovrà consolidare questo percorso, in coerenza con il “Clean Industrial Deal”, sostenendo l’offerta di materiali riciclati di qualità e stimolando la domanda, anche mediante la revisione della disciplina sui rifiuti elettronici e il recupero delle materie prime critiche. Centrale sarà l’armonizzazione dei criteri EoW e dei sottoprodotti, per superare frammentazioni normative e facilitare la trasformazione dei rifiuti in MPS di valore. L’Atto dovrà inoltre semplificare, digitalizzare ed estendere l’EPR – anche tramite uno sportello unico digitale – per ridurre le difformità tra regimi nazionali e favorire investimenti nella capacità di riciclo. Sul fronte della domanda, sono previsti criteri ambientali per gli appalti pubblici, incentivi all’uso di rottami metallici, digitalizzazione dei permessi di demolizione e misure per favorire la sostituzione delle materie prime fossili con materiali riciclati o di origine biologica. L’Atto dovrà essere complementare agli altri strumenti UE, in particolare al Regolamento sull’Ecodesign dei Prodotti Sostenibili (ESPR), e agevolare le spedizioni transfrontaliere di rifiuti destinati al recupero.
La valutazione della Direttiva RAEE, pubblicata il 2 luglio 2025, ha evidenziato cinque criticità: ambito di applicazione non adeguato ai flussi ricchi di CRM; difficoltà nella raccolta; basso recupero di materie critiche; frammentazione dei regimi EPR; standard di trattamento non uniformi. I risultati della valutazione verranno esaminati dalla Commissione durante il procedimento di revisione della Direttiva RAEE, nell’ambito della predisposizione della “Legge sull’Economia Circolare”. In generale, dalle indicazioni programmatiche esposte, è atteso un intervento sostanziale e profondo di riordino della disciplina comunitaria dell’economia circolare, con un focus prioritario posto sul completamento del mercato unico europeo, sia sull’offerta sia sulla domanda di beni riciclati.
Tratto da “L’Italia che Ricicla 2025” realizzato da “AssoAmbiente – Associazione Imprese Servizi Ambientali ed Economia Circolare ”, in collaborazione con “REF Ricerche“ e il patrocinio del “Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica”, di “ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale” e “SNPA Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente”.



