L’economia circolare in Europa e in Italia: l’evoluzione normativa in corso
Obiettivi e azioni specifiche per lo sviluppo sostenibile
Premessa
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015 ha adottato la risoluzione “Transforming our world: the 2030 Agenda for sustainable development”, per lo sviluppo e la prosperità dell’intero pianeta, definendo 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile e 169 azioni specifiche per i prossimi quindici anni. All’interno degli obiettivi enunciati dalle Nazioni Unite si rinvengono agevolmente i principi dell’economia circolare, ritrovandosi enunciati i concetti che dovranno costituire la base di azione per ogni Stato e ogni Organizzazione per l’utilizzo efficiente delle risorse del pianeta terra.
La Commissione Europea il 2 dicembre 2015 ha adottato un nuovo e ambizioso pacchetto di misure sull’economia circolare per aiutare, secondo le dichiarazioni dei Commissari responsabili, le imprese e i consumatori europei a effettuare la transizione verso un’economia più circolare e forte, dove le risorse vengono utilizzate in modo più sostenibile. Attraverso un maggior ricorso al riciclaggio e al riutilizzo, le azioni proposte costituiscono “l’anello mancante” nel ciclo di vita dei prodotti, a beneficio sia dell’ambiente, sia dell’economia. Si trarrà così il massimo valore e il massimo uso da materie prime, prodotti e rifiuti, promuovendo risparmi di energia e riducendo le emissioni di gas a effetto serra. Le proposte della Commissione riguardano l’intero ciclo di vita: dalla produzione e il consumo fino alla gestione dei rifiuti e al mercato per le materie prime secondarie.
Il primo Vicepresidente della Commissione Europea Frans Timmermans, responsabile per lo Sviluppo sostenibile, al momento della presentazione del pacchetto per l’economia circolare, ha dichiarato: “Il nostro pianeta e la nostra economia non sopravviveranno se continueremo a seguire i dettami del “prendi, trasforma, usa e getta”. Le risorse sono preziose e vanno conservate, sfruttandone al massimo il potenziale valore economico. L’economia circolare si prefigge di ridurre i rifiuti e proteggere l’ambiente, ma presuppone anche una profonda trasformazione del modo in cui funziona la nostra intera economia. Ripensiamo il nostro modo di produrre, lavorare e acquistare: creeremo nuove opportunità e nuovi posti di lavoro. Il pacchetto odierno costituisce il quadro di riferimento generale che consentirà questa trasformazione. Propone un percorso credibile e ambizioso per una migliore gestione dei rifiuti in Europa, sostenuto da azioni che riguardano l’intero ciclo dei prodotti; contiene sia una normativa intelligente, sia incentivi a livello UE che aiuteranno le imprese e i consumatori – ma anche le autorità nazionali e locali – a guidare questa trasformazione”.
La XIII Commissione permanente Territorio, Ambiente e Beni Ambientali del Senato della Repubblica, nella seduta del 14 giugno 2016, ha approvato una risoluzione contenente osservazioni al pacchetto sull’economia circolare, a seguito di approfondite audizioni degli Stakeholders nazionali e dei maggiori enti pubblici con competenze nel settore ambientale e dopo un’inchiesta pubblica che ha riscosso l’interesse e ha visto l’intervento degli operatori economici. Nel seguito si darà conto più in dettaglio della sopra citata risoluzione.
L’approfondito dibattito a livello nazionale sulle modalità da adottare per il raggiungimento degli obiettivi declinati a livello europeo sull’economia circolare, innescato dall’attività della XIII Commissione del Senato ha permesso di fare il punto sullo stato della politica nazionale per la gestione delle risorse naturali, nonché di acquisire pareri e suggerimenti sul percorso concreto da intraprendere coinvolgendo tutti gli aspetti normativi, produttivi, organizzativi e distributivi per il cambiamento richiesto dalle nuove necessità di tutela e preservazione delle risorse naturali per le generazioni future.
I principi dell’economia circolare
I principi generali dell’economia circolare hanno cominciato a trovare una sistematizzazione sin dagli anni novanta, ma solo di recente hanno raggiunto modalità di enunciazione tali da poter essere concretamente utilizzati come punto di partenza per la definizione di politiche internazionali e nazionali per il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile universalmente accettati.
Una trattazione esaustiva delle modalità di sviluppo verso un’economia circolare è contenuta nel documento “Toward the Circular Economy: Accelerating the scale-up across global supply chains”, predisposto dal World Economic Forum in collaborazione con la Ellen MacArthur Founfation e McKinsey & Company.
A livello europeo, L’Agenzia Europea per l’Ambiente ha pubblicato il documento n. 2/2016 “Circular Economy in Europe – Developing the knowledge base”, definendo in modo razionale le modalità applicative per il raggiungimento degli obiettivi dell’economia circolare; La Ellen MacArthur Foundation ha contribuito in modo rilevante alla redazione del documento, a dimostrazione concreta di come tale Fondazione abbia acquisito un peso autorevole, tanto da poter fornire a livello mondiale gli elementi universalmente riconosciuti di una politica per il raggiungimento degli obiettivi dell’economia circolare.
Non è compito di questa nota entrare nel merito del complesso di obiettivi dell’economia circolare, per cui riporto la definizione generale fornita dalla Commissione Europea del significato della stessa economia circolare:
Per garantire una crescita sostenibile dell’Unione Europea dobbiamo usare le risorse a nostra disposizione in un modo più intelligente e sostenibile. E’ chiaro che il modello lineare di crescita economica seguito nel passato non è più adatto alle esigenze delle società moderne in un mondo globalizzato. Non possiamo costruire il nostro futuro su un modello di “usa e getta”. Molte risorse naturali non sono infinite: dobbiamo trovare un modo di utilizzarle che sia sostenibile sotto il profilo ambientale ed economico, e rientra anche nell’interesse economico delle imprese fare il miglior uso possibile delle loro risorse.
In un’economia circolare il valore dei prodotti e dei materiali deve essere mantenuto il più a lungo possibile; i rifiuti e l’uso delle risorse sono minimizzati e le risorse stesse mantenute nell’economia quando un prodotto ha raggiunto la fine del suo ciclo vitale, al fine di riutilizzarlo più volte e creare ulteriore valore. Questo modello può creare posti di lavoro sicuri in Europa, promuovere innovazioni che conferiscano un vantaggio competitivo e un livello di protezione per le persone e l’ambiente di cui l’Europa sia fiera, offrendo nel contempo ai consumatori prodotti più durevoli e innovativi in grado di generare risparmi e migliorare la qualità della vita.
L’attuale modello di sviluppo lineare si basa sul principio “prendi – produci – consuma – dismetti”, derivante dalla assunzione di una abbondante disponibilità di risorse, facili da reperire e poco costose da smaltire.
L’economia circolare presuppone, invece, un uso efficiente delle risorse naturali, minimizzando la necessità di ingresso nei cicli produttivi di nuove risorse e di maggiore energia, riducendo la pressione ambientale legata alla estrazione, emissione e dismissione delle risorse stesse.
Entrano in gioco in un’economia circolare i concetti di eco-design, riparazione, riuso, manutenzione, condivisione dei prodotti, ricostruzione, prevenzione della produzione di rifiuti e loro riciclaggio. Si tratta di concetti e attività non nuovi nel panorama economico e sociale, ma il loro coordinamento in un sistema organizzativo complesso costituisce un compito arduo per chiunque abbia responsabilità di definizione delle politiche di sviluppo, a ogni livello operativo, europeo, nazionale e locale.
Nel modello organizzativo di un’economia circolare l’inquinamento costituisce un uso inefficiente delle risorse, in quanto è una forma di spreco economico, che implica l’utilizzo non necessario, inefficiente o incompleto delle risorse naturali disponibili in forma non illimitata. Di norma le emissioni inquinanti sono un segnale di inefficienza tecnica e produttiva, imponendo all’organizzazione coinvolta nel ciclo produttivo o di utilizzo della risorsa il compimento di attività che non generano valore aggiunto.
Alla base di sforzi di riduzione degli sprechi e di massimizzazione del profitto vi sono alcuni principi comuni, quali l’uso efficiente degli input, la sostituzione dei materiali e la minimizzazione delle attività non necessarie (Michael. R. Porter 1995).
La relativa abbondanza di risorse naturali, comprese quelle minerarie, spesso distribuite in modo non uniforme a livello geografico, ancora per poco garantita dal sistema terra, in assenza di regole per lo sfruttamento o di controlli per il rispetto delle regole esistenti, costituisce un incentivo a perseguire gli obiettivi dell’economia lineare.
Dal punto di vista economico e produttivo le previsioni di sviluppo a livello mondiale riportano al 2020 ancora l’immissione di 82 miliardi di tonnellate di materie prime, mentre solo un terzo dei 60 metalli di più comune utilizzo fa riscontrare un tasso di riciclo a fine utilizzo superiore al 25%. Per il 2030 sono previsti tre miliardi di nuovi consumatori, che richiederanno il soddisfacimento di una ben più elevata domanda di beni e servizi rispetto ai livelli attuali.
A oggi lo sviluppo dell’economia circolare è frenato anche da vincoli legislativi e amministrativi, per cui risulta necessario un orientamento strategico da parte dei decisori nazionali e comunitari: esempio eclatante a livello nazionale è rappresentato dagli ostacoli immotivati proposti dalla legislazione ambientale circa l’utilizzo dei residui dei cicli produttivi o delle costruzioni quali sottoprodotti, il tutto amplificato dalla poca chiarezza normativa, che favorisce interpretazioni personali e fantasiose delle norme, da parte sia degli organi di vigilanza, sia della magistratura.
Leggi e regolamenti ben fatti, che danno origine a politiche industriali e ambientali finalizzate allo sviluppo compatibile e sostenibile, favoriscono l’adozione di processi innovativi per la riduzione dell’inquinamento e del consumo di energia e per il riciclo e il riutilizzo di materiali già destinati a essere smaltiti quali rifiuti: il conseguente aumento di competitività delle imprese potrà compensare il costo per le imprese stesse derivante dai più stringenti obblighi ambientali introdotti.
Una politica europea per l’economia circolare dovrebbe avere quale obiettivo prioritario anche l’incremento dell’efficienza produttiva per una contrazione dei consumi delle risorse minerarie in Europa, aiutando così a ridurre la dipendenza dell’Europa stessa dalle importazioni, rendendo l’acquisizione di tali materie prime meno soggetta alla volatilità dei mercati internazionali delle commodity e meno influenzata da fattori geopolitici.
Lo sviluppo di un’economia circolare, ancora, permette il disaccoppiamento, finora non attuato compiutamente, tra sviluppo economico e benessere sociale e utilizzo delle risorse naturali e dell’energia: tale disaccoppiamento costituisce il principale obiettivo delle politica europea per l’utilizzo efficiente delle risorse naturali (2013), mentre l’economia lineare riduce anche le opportunità di incremento della competitività.
Il pacchetto europeo per l’economia circolare
La Commissione Europea il 2 dicembre 2015 ha presentato un pacchetto di provvedimenti per la transizione dell’economia verso un modello di economia circolare, che comprende alcune proposte di modifica dell’attuale legislazione comunitaria sui rifiuti, nonché un piano d’azione globale di transizione all’economia circolare per la durata in carica della Commissione stessa.
Le proposte della Commissione Europea, presentate sotto la forma di “Comunicazione” sono le seguenti:
1. Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni. L’anello mancante – Piano d’azione per l’economica circolare. COM (2015) 614 def.
2. Proposta di direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio che modifica le direttive 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso, 2006/66/CE relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. COM (2015) 593 def.
3. Proposta di direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti. COM (2015) 595 def.
4. Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2008/98 relativa ai rifiuti. COM (2015) 595 def.
5. Proposta di direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio. COM (2015) 596 def.
Il pacchetto europeo per l’economia circolare sostituisce una analoga proposta della Commissione Europea del 2014, presentata dalla precedente Commissione; il ritiro della proposta del 2014 è addebitato da parte della nuova proponente a concrete difficoltà attuative della proposta stessa e alla necessità di apportare modifiche migliorative.
Sono emerse da parte di settori della stampa, della politica e delle associazioni ambientaliste critiche pesanti e valutazioni negative in merito alla nuova proposta, che, rispetto alla precedente, è considerata meno attenta agli aspetti ambientali e della sostenibilità della futura politica europea per l’economica circolare.
Il presente articolo è stato pubblicato a pag. 19 del n. 3/2016 di Recycling…continua a leggere






