La rivoluzione degli impianti Waste-to-Energy
Una visione più fresca, un approccio meno convenzionale e una sensibilità particolare verso le complessità del mondo contemporaneo: sono questi i tratti che contraddistinguono i giovani imprenditori e che permettono loro di creare valore attraverso la fondazione di imprese innovative.
Certo, quello delle startup non è mai un percorso semplice. È una strada intensa, fatta di intuizioni da validare, ostacoli da superare, investimenti da sostenere e sacrifici personali che spesso richiedono coraggio e tenacia. Ma quando l’idea è solida e capace di rispondere a un problema reale, ogni sforzo trova il suo senso.
Proprio da questa combinazione di curiosità, visione e desiderio di impatto concreto prende forma Jaipur Robotics, la startup svizzera fondata nel 2024 con sede a Manno, nel Canton Ticino.
Quella che nasce come intuizione di due giovani imprenditori, Ermes Zamboni, ingegnere meccanico-robotico, e Nikhil Prakash, esperto di informatica e computer vision, si è trasformata rapidamente in una realtà concreta capace di affrontare sfide reali.
Insieme hanno unito le proprie competenze per affrontare una delle sfide più complesse del settore dei rifiuti, ovvero l’ottimizzazione dei processi all’interno dei termovalorizzatori, impianti che ogni giorno devono gestire grandi quantità di rifiuto non riciclabile, spesso eterogeneo e problematico.
Nel mondo della termovalorizzazione, infatti, uno dei punti più delicati riguarda la natura stessa del materiale in ingresso. Gli impianti ricevono infatti grandi quantitativi di frazione non riciclabile, un flusso estremamente eterogeneo, instabile e spesso difficile da controllare in modo puntuale.
All’interno di questo materiale possono trovarsi non solo componenti con caratteristiche energetiche molto diverse tra loro, ma anche oggetti pericolosi, fuori pezzatura o non conformi, come blocchi di cemento, barre metalliche, batterie al litio, bombole di gas, pneumatici o scarti non compatibili con il processo.
E’ proprio questa variabilità a rappresentare uno dei principali fattori di criticità per gli impianti. Perché quando materiali indesiderati o pericolosi entrano nel ciclo di trattamento, le conseguenze possono essere rilevanti: danni meccanici, blocchi operativi, incendi, esplosioni, problemi durante la combustione e fermi impianto anche molto costosi.
L’obiettivo è fornire agli operatori un supporto concreto nella gestione della fossa rifiuti, trasformando la complessità dei materiali in ingresso in indicazioni operative chiare.
La soluzione si basa su anni di ricerca in computer vision e deep learning applicati al riconoscimento del rifiuto e si articola attorno a tre funzionalità chiave:
• rilevamento di materiali pericolosi o non conformi,
• mappatura del potere calorifico del rifiuto,
• monitoraggio e ottimizzazione dei movimenti del carroponte.
Più che una semplice piattaforma di monitoraggio, Jaipur si propone come uno strumento capace di rendere la fossa di accumulo una parte attiva e “leggibile” del processo, supportando decisioni che incidono direttamente su sicurezza, continuità operativa e qualità della combustione.
Rilevare il rischio prima che diventi un problema
Una delle prime applicazioni sviluppate da Jaipur riguarda l’identificazione automatica di materiali che possono compromettere il corretto funzionamento dell’impianto.
All’interno della fossa o durante lo scarico dei camion, il sistema è in grado di individuare in tempo reale tre grandi categorie di elementi critici:
• Hard & Oversized Items, ovvero materiali pesanti o fuori pezzatura che possono causare blocchi meccanici, come blocchi di cemento, tronchi o barre metalliche;
• Dangerous Items, cioè materiali potenzialmente pericolosi, come bombole di gas o batterie al litio, che possono generare incendi o esplosioni;
• Non-compliant Items, vale a dire rifiuti non ammessi dalle specifiche del singolo impianto, come detriti da costruzione, pneumatici o altre frazioni indesiderate.
Il sistema invia alert in tempo reale agli operatori, permettendo di intervenire rapidamente prima che il materiale problematico entri in linea o provochi un danno.
Ma l’elemento che rende Jaipur particolarmente competitiva è un altro: l’azienda dispone oggi di uno dei dataset più ampi e specializzati in Europa per il riconoscimento visivo dei rifiuti in ambito Waste-to-Energy, costruito nel tempo grazie all’analisi di migliaia di immagini raccolte direttamente in impianto. È proprio questa base dati, continuamente alimentata e raffinata, a rappresentare uno dei principali vantaggi competitivi della startup in termini di accuratezza, affidabilità e capacità di riconoscere un numero molto elevato di casistiche reali, anche in condizioni complesse e su materiali solo parzialmente visibili.
Jaipur Robotics cresce e amplia il suo team
Accanto allo sviluppo tecnologico e all’espansione commerciale, Jaipur Robotics sta lavorando anche al rafforzamento della propria struttura organizzativa. La startup svizzera, oggi in piena fase di crescita, è infatti impegnata nell’inserimento di nuove figure professionali per supportare l’evoluzione del progetto nei prossimi anni.
Le ricerche riguardano profili diversi, sia tecnici sia gestionali, con opportunità che spaziano dall’AI e software development al product management, dal project management alle attività di business development e commerciale.
L’azienda si dice inoltre aperta anche a collaborazioni con università, internship e percorsi di tesi, in continuità con il forte legame che mantiene con il mondo della ricerca e dell’innovazione applicata.
Tutte le posizioni aperte sono disponibili nella sezione Careers del sito.
Il potere calorifico dei rifiuti
Un altro fronte particolarmente interessante è quello della mappatura del potere calorifico del rifiuto, cioè della capacità del sistema di stimare la distribuzione energetica del materiale presente nella fossa.
Per un impianto Waste-to-Energy, infatti, la stabilità della combustione dipende in larga parte da quanto il materiale in ingresso sia omogeneo. Se il rifiuto è troppo disomogeneo, la combustione tende a diventare più instabile, con possibili ripercussioni sulla produzione di energia, sulle emissioni e sull’efficienza complessiva del processo.
Jaipur ha sviluppato un sistema che fornisce agli operatori una sorta di heat map visiva, capace di evidenziare le aree della fossa con potere calorifico più alto o più basso, così da facilitare una migliore miscelazione del materiale prima dell’alimentazione in tramoggia.
Quando anche il carroponte diventa intelligente
Accanto al riconoscimento dei materiali e alla mappatura energetica, Jaipur ha sviluppato anche una soluzione di crane tracking per il monitoraggio e l’ottimizzazione dei movimenti del carroponte.
Negli impianti Waste-to-Energy, il carroponte ha un ruolo centrale: riceve il rifiuto fresco, lo movimenta, lo miscela, gestisce l’accumulo e contribuisce in modo diretto alla qualità del materiale inviato al processo di combustione.
Il sistema sviluppato da Jaipur consente di monitorare in tempo reale posizione, traiettorie, stato operativo e attività di miscelazione di uno o più carroponti, offrendo agli operatori una visione più dettagliata del loro comportamento e dell’uso della fossa rifiuti.
L’elemento più interessante, però, è che questo monitoraggio non rimane isolato: si integra con la lettura del materiale presente in fossa. In questo modo, il carroponte può essere guidato non solo in base alla logica meccanica del movimento, ma anche sulla base di informazioni intelligenti sulla distribuzione e sulla qualità del rifiuto.
L’obiettivo è ridurre movimenti inefficienti, migliorare le strategie di miscelazione e rendere più efficace la gestione complessiva del materiale.
Una tecnologia “human first”
Nonostante il forte contenuto di automazione, Jaipur Robotics insiste su un punto preciso: l’obiettivo non è sostituire l’operatore, ma metterlo nelle condizioni di lavorare meglio. È anche per questo che l’azienda si definisce “human first”.
Nel caso di impianti complessi come quelli Waste-to-Energy, il valore dell’intelligenza artificiale non sta infatti solo nella capacità di analizzare dati, ma nella possibilità di restituirli in modo comprensibile, utile e coerente con i processi decisionali reali.
Da qui deriva una particolare attenzione all’interfaccia uomo-macchina, alla progettazione delle dashboard e soprattutto alla personalizzazione delle soluzioni.
Ogni impianto, infatti, presenta caratteristiche, criticità e priorità operative specifiche. Per questo Jaipur lavora con una logica di adattamento al contesto, costruendo sistemi calibrati sulle esigenze concrete del sito e delle persone che lo gestiscono.
Più che automatizzare in astratto, l’idea è quindi quella di rendere la tecnologia effettivamente utilizzabile e integrabile nel lavoro quotidiano.
Risultati e riconoscimenti
A rendere particolarmente interessante il caso Jaipur non è soltanto la qualità della proposta tecnologica, ma anche il fatto che l’azienda abbia già iniziato a raccogliere risultati concreti sul campo.
Oggi la startup opera con clienti in diversi Paesi europei, con particolare presenza in Svizzera e Italia, e collaborazioni attive anche in Francia, Belgio, Regno Unito, Polonia e Repubblica Ceca, con ulteriori sviluppi previsti in Scandinavia e Giappone.
Tra i casi più significativi citati dall’azienda c’è quello del termovalorizzatore di Bellinzona, gestito dall’azienda cantonale dei rifiuti del Canton Ticino. L’impianto registrava storicamente una media di cinque-sei fermi impianto all’anno dovuti alla presenza di materiale non conforme o problematico.
Con l’implementazione del sistema Jaipur, questo numero si è azzerato. Si tratta di un risultato particolarmente rilevante, perché mette in evidenza in modo diretto il valore che una tecnologia di questo tipo può generare in termini di continuità operativa, riduzione dei costi e un migliore combustibile in uscita.
A confermare il potenziale del progetto ci sono anche i risultati raccolti finora sul fronte della crescita e del riconoscimento internazionale.
Jaipur Robotics ha già raccolto circa 1 milione di dollari in finanziamento pre-seed, con il supporto di investitori come TiVentures SA, oltre a ricevere fondi e riconoscimenti da realtà come Venture Kick, KickFund e altri programmi di supporto all’innovazione.
La startup è stata inoltre selezionata da Techstars, uno degli acceleratori più noti a livello globale, ed è rientrata tra le realtà più promettenti del panorama cleantech europeo.
Il lavoro dei founder è stato riconosciuto anche a livello personale. Ermes Zamboni è stato inserito nella lista Forbes Under 30 nella categoria Technology, un riconoscimento che celebra non solo il successo imprenditoriale, ma anche la capacità di leggere il presente con occhi diversi e trasformare le idee in soluzioni di valore reale.
Se oggi Jaipur è focalizzata soprattutto sul verticale del Waste-to-Energy, la traiettoria dichiarata dall’azienda guarda già oltre, con estensioni in ambiti come biomassa e cemento, dove si ritrovano criticità analoghe nella gestione di materiali eterogenei e processi termici complessi.
L’ambizione, del resto, è chiara: non si tratta solo di migliorare singoli impianti, ma di costruire un’intelligenza industriale capace di leggere dati complessi, prendere decisioni ottimali e rendere i processi più sostenibili ed efficienti.







