Sfridi di lavorazione dei laminati metallici

Sfridi di lavorazione  dei laminati metallici

Tecnologie ed aspetti economici

Il “Rendimento Metallo” nei processi di lavorazione industriale è un indice importante perché rappresentativo dell’efficienza dei processi di trasformazione, per questo la sua misurazione nelle diverse fasi dei processi è un indicatore chiave di quanto questi siano affidabili, stabili e quanto pesino gli sprechi, cioè i cosiddetti sfridi di lavorazione, seppure tenuti ai livelli minimi indispensabili.
Questi livelli minimi indispensabili sono anche un indicatore diretto del livello di evoluzione delle tecnologie utilizzate nei processi di trasformazione dei metalli, nonché della padronanza e del controllo che la gestione operativa, la produzione, è in grado di garantire e della sua capacità di migliorarsi e quindi di perseguire gli obiettivi di una curva di apprendimento.
Naturalmente non si deve cadere nella trappola di considerare i settori maturi come territori inagibili per politiche di miglioramento e di innovazione, che sono invece sempre possibili.
Gli sfridi di lavorazione sono infatti la quantificazione di quanta parte dei materiali viene processata inutilmente in quanto non sarà mai prodotto finito vendibile sul mercato, ma tornerà come scarto nel cicli di trasformazione a monte, in fonderia. Si deve sottolineare anche che gli sfridi sono tanto più onerosi, sprechi, quanto più vengono generati nelle fasi più avanzate a valle, cioè più vicino allo stadio di prodotto finito.
Quindi il rendimento metallo rappresenta quanta parte di prodotto eccedente, in più, il prodotto finito viene lavorata e può essere misurato come quantitativo utile della fase sul totale lavorato e quindi è una percentuale tanto più prossima al 100% quanto più il processo o la singola fase sono efficienti e senza sprechi (quantità di Prodotto Finito/Quantità di fuso). Un modo analogo per misurarlo rapporta il fabbisogno del quantitativo della lavorazione a monte maggiorato dello sfrido, rispetto al quantitativo utile in uscita depurato dello sfrido perso. Gli usi industriali nella modalità di rappresentazione non sono gli stessi in tutti i Paesi, dando comunque la stessa informazione.
Ma perché si generano gli sfridi, perché si lavora un quantitativo di prodotto che poi viene scartato? La cause sono da ricercare investigando nelle diverse fasi dei processi di trasformazione interni, nei limiti intrinseci derivanti dai limiti di prestazione delle tecnologie adottate, e nei limiti di competenze disponibili nei diversi contesti.
Ciò detto prendendo a riferimento i prodotti come i laminati piani, la tipologia di sfridi di lavorazione interna più rilevante, più pesante sui costi di trasformazione in prodotto finito è certamente il “rifilo”, sulla cui trattazione ci soffermiamo.
Il “rifilo” di un laminato piano, di un coils di alluminio, acciaio, rame ecc, è la parte di materiale eccedente la larghezza del prodotto finito da realizzare, così se è richiesto un coils a larghezza finita di 1000 mm, si lavorerà nelle varie fasi del processo una larghezza maggiorata, ad esempio di circa 1100 mm, che consente di ottenere un prodotto finito con tolleranze di larghezza e spessore entro i limiti consentiti dalle specifiche di fornitura, eliminando con operazioni tipiche di cesoiatura longitudinale (su cesoie slitter) l’eccedenza di 100 mm che rientrerà nei processi di lavorazione in fonderia come riciclo interno.
Tecnicamente le motivazioni per cui si generano i rifili da scartare sono diversi tra i produttori ed i centri servizi di taglio a misura.

Il presente articolo è stato pubblicato a pag. 57 del n. 5/2015 di Recycling…continua a leggere